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Tag: comunicazione

Enoturismo per tutti

Il vino è natura e cultura, ha dentro il paesaggio, l’arte, la storia e le tradizioni e questa ricchezza lo rende sempre più attraente.

Un tempo l’enoturismo era considerato prerogativa di pochi, oggi invece non riguarda solo esperti del settore ma un pubblico folto di appassionati e curiosi. 

Il “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021” ci dice che i turisti italiani ritengono la visita alle cantine un’opportunità di arricchimento culturale (63%, +6% rispetto al 2019) e un’opportunità per entrare in contatto con l’identità, le tradizioni e la cultura – anche enologica – del luogo che stanno visitando (59%, +7%).

Non parliamo solo delle classiche visite e degustazioni ma anche di esperienze attive più coinvolgenti. Gli enoturisti e più in generale i turisti enogastronomici sono alla ricerca di proposte che abbinino l’enogastronomia con la cultura e il benessere. Vogliono vivere esperienze con contenuti nuovi come il vivere una giornata a contatto con i produttori locali partecipando alla vendemmia. Ricercano un migliore equilibrio psico-fisico, “respirano” il territorio per vivere tutte le dimensioni che il viaggio enogastronomico può offrire. Non si dimenticano della sostenibilità, apprezzando le aziende che mettono in pratica politiche green e contribuiscono al benessere della comunità locale.

Un business in crescita a livello nazionale e internazionale che ha spinto le grandi aziende negli ultimi vent’anni ad investire per la creazione di eventi ed esperienze in grado di soddisfare esigenze diverse.

La scelta del turista non ricade solo sulle aziende più note, cresce l’interesse per le aziende più piccole e meno conosciute che devono strutturarsi e organizzarsi con i profili professionali adeguati per l’accoglienza e comunicare la propria unicità per attrarre turisti e consumatori. 

Si creano esperienze autentiche se si è in grado di trasmettere il “taste of place”, il terroir e le caratteristiche organolettiche, storiche e culturali del vino.

L’hospitality in azienda è un potente strumento di marketing che non si può improvvisare ma che va pianificato in ogni suo aspetto per essere efficace e produrre risultati duraturi nel tempo.

Made in Italy e internazionalizzazione

Cos’è il Made in Italy, perché va tutelato e perché è importante quando si parla di export e di internazionalizzazione delle imprese.

L’espressione Made in Italy viene coniata negli anni ‘80 per difendere l’italianità dei prodotti contro le falsificazioni. Oggi il Made in Italy, che fa dell’Italia un vero e proprio brand a livello globale, è sinonimo di alta qualità, tradizione, artigianalità, esclusività e stile.

 Il Made in Italy definisce dunque i diversi elementi che danno all’Italia la propria unicità e, per questo, parla di moda e design, ma anche di cibo e vino dei nostri territori. Ecco perché possiamo dire che si tratta di un elemento centrale dell’identità storica, artistica e culturale di questo paese.  

Il Made in Italy come vantaggio competitivo

Il fatto che un prodotto sia realizzato in Italia rappresenta, dunque, un vantaggio competitivo notevole in tutti i settori. Poiché si gioca nella fascia alta del mercato, dove la qualità si dà per scontata, è fondamentale per il consumatore estero avere conoscenza di tutto ciò che sta dietro al marchio Made in Italy: dall’ origine delle materie prime e dalle informazioni sulla intera filiera fino alla filosofia dell’azienda.

Possiamo immaginare il Made in Italy come un contenitore da riempire con i valori che l’azienda sceglie come rappresentativi di sé per uscire dall’anonimato, distinguersi nel mercato e costruire nel tempo reputazione e credibilità. In questa fase è  indispensabile creare il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione per proiettare il valore dell’autenticità nel presente e nel futuro.

Il Made in Italy deve, in sintesi, concretizzarsi in un sistema coerente di valori che possa essere facilmente compreso dal pubblico di riferimento sia nel mercato domestico sia in quello estero.

Il ruolo del Made in Italy nell’internazionalizzazione delle imprese

Mettere il naso all’estero, oltre che come opportunità di business, deve essere considerato come un’occasione per allargare la visione confrontandosi con usi e costumi differenti.  E qui c’è ancora da fare. Se si esce dal gruppo ristretto delle grandi imprese, agili e caratterizzate da forte spirito imprenditoriale e innovazione, ci sono ancora tante aziende artigianali italiane che producono eccellenze che fanno fatica a promuoversi e ad esprimere i propri valori.

I fattori sono diversi, spesso manca una cura adeguata nella comunicazione e non viene posta attenzione sufficiente nella definizione dei contenuti da veicolare. Inoltre, non sempre viene attuato un approccio strategico nella scelta dei canali più efficaci per costruire notorietà e credibilità. Un altro aspetto chiave è il focus sulla customer experience che per l’estero deve necessariamente tener conto delle differenze linguistiche, culturali e sociali. Questo spinge i consumatori esteri ad acquistare prodotti con marchi noti che rappresentano solo una parte di tutto quello che il Made in Italy potrebbe offrire.

La sfida, dunque, per le piccole e medie imprese, ma anche per i loro consulenti, è riuscire a costruire la giusta awareness anche all’estero, affidandosi a chi ha una conoscenza ampia e approfondita delle logiche di branding e comunicazione a livello globale.